10.08.2010
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Arte&Storia - keywords: ferrovia
Il Ticino delle ferrovie
La situazione socio-economica nel Cantone Ticino alla fine dei lavori per la costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo
In generale, una congiuntura sfavorevole
In questo breve intervento cercheremo di illustrare qual era la situazione socio-economica del Cantone Ticino nel periodo successivo alla costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo, prendendo in considerazione sia gli aspetti congiunturali generali, sia quelli legati ai cambiamenti di ordine strutturale portati dalla costruzione della nuova infrastruttura e soprattutto quale ripercussione ebbe nei settori artigianali-industriali, agricoli e dei servizi.
Oggi siamo abituati a considerare la costruzione delle linee ferroviarie nel XIX secolo come un aspetto importante della modernizzazione del territorio, che avrebbe comportato per le aree situate lungo queste infrastrutture un immancabile sviluppo economico. In realtà, numerosi fattori dovevano concorrere perché tale sviluppo avesse luogo. In particolare, la costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo fra il 1872 ed il 1882 non comportò degli immediati cambiamenti economici a livello ticinese, perché si inseriva nella “grande crisi” del 1873-1896 (fase B del ciclo di Kondratieff).

La sua completa realizzazione venne messa in forse fra il 1875 ed il 1879 a causa dei dissesti finanziari della Società del Gottardo e il suo importante contributo alla modernizzazione del Cantone - sviluppo dell’industria del granito nella Riviera e nella bassa e media Leventina, del settore turistico e dell’industria - data unicamente del periodo della Belle Époque fra il 1896 e il 1914 (fase A, di sviluppo, del ciclo di Kondratieff).
D’altro canto, la presenza della ferrovia metteva in crisi tutta una serie di attività legate al trasporto delle merci con i carri, dopo l’ultimazione della strada carrozzabile del San Gottardo nel 1830, e quelle locali-artigianali, che finivano con il subire la concorrenza dei centri maggiormente sviluppati. Naturalmente, si trattava di una questione di carattere generale, che coinvolgeva l’intera Confederazione. I piccoli produttori che lavoravano per i mercati di prossimità - contadini, fabbricanti ed artigiani - si vedevano diminuita la protezione causata dalla distanza. L’afflusso dei cereali provenienti dall’estero contribuì ad una profonda ristrutturazione del settore agricolo elvetico, che si specializzò nell’allevamento degli animali. Alcuni addetti ai sistemi di trasporto in auge furono pure penalizzati dalla ferrovia (C. Humair).
Vediamo ora in dettaglio qual era la situazione nei due principali settori economici ticinesi nel periodo immediatamente successivo alla realizzazione della linea ferroviaria del San Gottardo.
Le difficoltà del settore agricolo
Non è facile procurarsi dei dati statistici attendibili sulla situazione economica ticinese in generale e in particolare sull’agricoltura nella seconda metà del XIX secolo, perché le indagini statistiche di Stefano Franscini terminano nel 1848. Comunque, le principali caratteristiche dell’agricoltura ticinese negli anni che precedettero il periodo della Belle Èpoque erano le seguenti:
- le piccole dimensioni delle aziende agricole, in gran parte di proprietà degli stessi coltivatori, che non garantivano un reddito sufficiente alle famiglie e quindi la necessità di intraprendere un’emigrazione periodica o una definitiva, di entità minore, oltremare;
- il frazionamento delle proprietà che non favoriva certo gli investimenti e l’utilizzazione razionale dei fondi;
- la mancanza di una preparazione professionale della classe contadina, portava quest’ultima a coltivare la terra in base a tradizioni ed abitudini tramandate di padre in figlio con una certa resistenza a riguardo delle innovazioni. Infatti, la scuola cantonale di agricoltura, in un cantone allora prevalentemente agricolo, venne creata unicamente nel 1914, grazie alla donazione di un emigrante ticinese.
L’economista Angelo Rossi sostiene che nel Cantone Ticino fra il 1840 ed il 1880 le attività agricole avevano avuto un’espansione. Questa affermazione si basa principalmente sul calo dell’emigrazione periodica e sull’aumento della popolazione attiva nel settore, che si verificò parallelamente ad un incremento di quella residente. Comunque, dal 1880 l’agricoltura ticinese subì un irreversibile declino (A. Rossi). A partire dall’ultimo lustro del XIX secolo, il suo contributo finanziario alla modernizzazione del Cantone fu quindi irrilevante almeno per due aspetti: dall’Inchiesta agraria del 1896 emergeva che nella maggior parte dei comuni l’agricoltura si trovava almeno da 10 anni in uno stato di decadenza; i capitali utilizzati per la creazione di attività industriali non erano ticinesi (provenivano dalla Svizzera interna, dalla Germania e dall’Italia), oppure avevano origine dalle rimesse degli emigranti e quindi non dal settore primario.
Anche la situazione nelle attività industriali ed artigianali all’epoca dell’ultimazione della linea ferroviaria del San Gottardo non era certo delle migliori.
La difficile situazione del settore secondario

Alla fine del XIX secolo le principali attività industriali e protoindustriali presenti nel Cantone Ticino erano le lavorazioni del tabacco, della seta e della paglia. Queste attività erano limitate dalla mancanza di capitali e di materie prime. Da un punto di vista geografico, lo spazio di mercato (l’area nella quale i prodotti venivano venduti) era chiuso a Nord dalla catena delle Alpi ed a Sud, a partire dalla creazione del Regno d’Italia nel 1861, progressivamente da barriere doganali. Il tabacco fu introdotto nel Cantone Ticino dai padri cappuccini del convento del Bigorio. Nel 1867 erano presenti nel nostro Cantone 27 fabbriche, che impiegavano complessivamente 500 operai. Il principale spazio di mercato era rappresentato dall’Italia che, a seguito all’unificazione politica della Penisola, aumentò i dazi all’entrata e proibì l’importazione dei manufatti di tabacco. Alla fine del secolo buona parte della produzione era venduta nell’America latina, ma la lontananza geografica e il valore troppo elevato del franco svizzero contribuirono in modo importante alla crisi del settore.
Nel nostro cantone l’industria della seta si era notevolmente sviluppata nella prima metà del XIX secolo. La produzione si concentrava principalmente nei due centri di Lugano e di Mendrisio, anche se comunque erano presenti degli opifici nella quasi totalità dei distretti. Nel 1871 si ebbe la massima produzione serica nel nostro Cantone: si trattava complessivamente di 235’617 kg, che corrispondevano ad un valore superiore al milione di franchi. Con lo sviluppo della meccanizzazione del settore, le piccole fabbriche furono progressivamente assorbite da quelle più grandi.
Fino alla fine del secolo, buona parte della manodopera femminile occupata proveniva dalle province di Como e di Varese a causa dei bassi salari presenti nel ramo. La crisi dell’industria della seta fu causata inizialmente dall’epidemia del 1865, che distrusse i bachi, e dalla concorrenza fatta dai filati di produzione giapponese. Molti opifici presenti nel cantone cessarono la loro attività o si spostarono in Italia.
La lavorazione della paglia si era sviluppata nel Cantone Ticino a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo. Questa attività si svolgeva a domicilio e veniva svolta dai contadini nel periodo invernale, in modo particolare nella Valle Onsernone. La fabbricazione di trecce di paglia aumentò progressivamente fino al 1870-1873, per poi declinare a causa della comparsa sul mercato di prodotti cinesi e giapponesi e soprattutto a seguito dell’aumento dei dazi doganali nel Regno d’Italia, che rappresentava il principale spazio di mercato. Le fabbriche sorte nel frattempo furono obbligate a cessare l’attività od a trasferirsi – com’era avvenuto per l’industria serica – nella vicina penisola. La costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo aveva permesso un primo sviluppo del settore turistico, che raggiungerà il suo apice nel periodo della Belle Époque.
Lo sviluppo del settore turistico
Tutti gli autori sono concordi nell’affermare l’importanza che ebbe l’apertura della linea ferroviaria del San Gottardo per lo sviluppo turistico del Ticino. Nel caso di Lugano, molti alberghi furono aperti dopo l’ultimazione della linea ferroviaria (11 dal 1882 al 1895; mentre ne erano stati creati 7 dal 1870 al 1881). Le potenzialità legate allo sviluppo turistico della località erano manifeste.
L’esponente liberale Antonio Battaglini, che si interesserà in seguito della costruzione delle ferrovie regionali, scrisse in un opuscolo pubblicato nel 1885 che l’unico settore economico a Lugano, del quale si potevano prevedere positivi sviluppi, era quello dei villeggianti.
A Locarno lo sviluppo turistico fu solo in parte condizionato dalla costruzione della nuova via di comunicazione. La presenza del lago assunse indubbiamente un ruolo importante, nella misura in cui questo sviluppo avvenne in concomitanza con quello di Stresa, di Intra e di Pallanza. Comunque, i cambiamenti all’interno della località erano avvenuti in modo più lento rispetto a quelli di Lugano, perché non trovandosi direttamente sulla linea ferroviaria del San Gottardo aveva potuto usufruire in modo minore dei vantaggi offerti.
In Leventina, anche nelle località di Faido, Rodi, Ambrì e Piotta si svilupparono le attività turistiche, grazie specialmente alle famiglie che avevano tradizioni nel settore per l’attività alberghiera svolta all’estero. Possiamo quindi concludere che, nei diversi settori presi in esame, complessivamente l’apertura dell’importante via di transito non aveva comportato, eccetto che per quello turistico, un radicale cambiamento per quanto riguardava l’economia ticinese. Occorrerà quindi attendere il periodo di sviluppo presente fra il 1896 ed il 1914.
Il cambiamento congiunturale e l’arrivo della seconda rivoluzione industriale nel Ticino

Il periodo della Belle Époque fu un periodo di sviluppo economico nel Ticino - come nel resto della Svizzera e dell’Europa occidentale - che si esaurirà in parte con i fallimenti bancari del gennaio 1914 e definitivamente con il termine della Prima guerra mondiale. Infatti, a partire dalla fine del 1916, si avrà nel nostro Cantone un’espansione delle attività industriali legate allo sforzo bellico. La seconda rivoluzione industriale classica (chimica di sintesi, elettricità, motore a scoppio) arrivò alla fine del XIX secolo anche nel Ticino e portò alla creazione del polo industriale elettrochimico di Bodio in Leventina e di altre attività nel Bellinzonese, che sfruttavano l’energia idroelettrica. Fra il 1897 ed il 1900 conoscerà il periodo di massimo sviluppo anche il settore dell’estrazione del granito nella Riviera e nella bassa e media Leventina.

Questo ramo aveva cominciato a svilupparsi con la costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo.
Anche le attività turistiche ebbero un ulteriore sviluppo in modo particolare a Lugano ed a Locarno, ma anche, come già rilevato, nella media e nell’alta Leventina. Fu in questo periodo - fra il 1906 e il 1912 - che furono realizzate la maggior parte delle ferrovie regionali del Cantone Ticino, principalmente per scopi turistici. Nel settore agricolo, dopo la fine dei lavori di inalveamento del Fiume Ticino da Sementina al Lago Maggiore, si mossero i primi passi per la bonifica del Piano di Magadino, che iniziò solamente con il Primo conflitto mondiale a causa delle necessità di approvvigionamento bellico e malgrado le resistenze dei proprietari dei fondi, non disposti a partecipare finanziariamente all’opera.
di Fabrizio Viscontini