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Orchestra da Camera "Arrigo Galassi"
 
30.10.2010 in Arte&Storia - keywords: prefazioni

Un legame antico

Il legame tra Firenze e la Svizzera è antico e importante. Un sodalizio che si è intensificato attraverso i secoli, ma sempre nel segno della cultura.

 Un nome basti per tutti: quello di Giovan Pietro Vieusseux, fondatore nel 1819 del Gabinetto Vieusseux, ancora oggi una delle più prestigiose istituzioni culturali della nostra città, autentico vanto internazionale per le belle lettere e la conoscenza. Stabilitosi a Firenze dopo anni di viaggi per commercio, Vieusseux, colto uomo d’affari di origine svizzera, si dedicò agli studi letterari e alla cura del celebre Gabinetto scientifico-letterario che rappresentò dal XIX secolo in poi un importante punto di riferimento, di incontro e scambio tra la cultura italiana e quella transalpina. Inizialmente sistemata in Palazzo Buondelmonti, ora la sede del Gabinetto è nel bellissimo Palazzo Strozzi, nel cuore della nostra città. Insieme a Gino Capponi e a molti altri intellettuali del tempo, Vieusseux segnò la cultura fiorentina e internazionale con il suo giornale “L’Antologia”, mensile pubblicato a Firenze dal 1821 al 1831. Grazie allo slancio internazionale, ai viaggi fatti per lavoro da Vieusseux e alla conoscenza del clima europeo, la rivista riuscì a discostarsi dal ridotto ambito cittadino per allargare lo sguardo a problemi più ampi, legati all’intero paese. 

Il Gabinetto era un luogo di ritrovo anche fisico, dove circolavano giornali e pubblicazioni internazionali, dove la vita culturale della città poteva aprire i polmoni del chiuso circuito locale per respirare aria cisalpina. Qui venivano organizzati incontri e discussioni sui temi più vari con gli intellettuali del tempo. Le migliori menti di allora si strinsero attorno al fondatore per promuovere il suo progetto di intercultura, che rimase sempre fortemente caratterizzato da un orientamento pedagogico, un’ispirazione moderata alla diffusione della cultura e non all’egemonizzazione di essa. Anzi, fu proprio grazie alla sua diffusione che crebbe quella borghesia liberale che caratterizzò la nostra regione per lungo tempo. Un tratto distintivo, questo, che ha segnato la nostra comunità, attenta alla condivisione del sapere, interessata a fare del bello e del giusto un valore universale. Vieusseux ha saputo scardinare le regole che volevano la cultura fatta per pochi e si è inserito in un percorso, che qui aveva un fertile terreno, di democratizzazione della conoscenza, di apertura e insegnamento del sapere. 
 
Ma Vieusseux è solo la punta di diamante di una comunità forte, di una presenza incisiva nella nostra città. Una comunità che dal Cinquecento continuò a ingrandirsi arrivando ad essere nell’Ottocento il punto di riferimento per l’ospitalità cittadina: ben sessanta alberghi, tra cui il Grand Hotel, erano gestiti da famiglie di origine svizzera. 
Senza contare gli intrecci economici forti che si sono stretti attorno a un’importante e prestigiosa attività per cui sono famose sia Firenze che la Svizzera, quella finanziaria. Molti sono i banchieri svizzeri che trovarono nella tradizione monetaria della città del fiore un ideale corrispettivo. E ancora i commercianti, gli artisti, gli industriali e gli artigiani che trovarono in Firenze la meta ideale dove proseguire le proprie attività. 
Testimonianza della forte presenza svizzera in città è anche il celebre Cimitero degli inglesi, pittoresca isola di riposo lungo i nostri viali di circonvallazione, ora meta di visite turistiche per le celebri tombe che ospita e la particolare struttura architettonica, nato su un terreno acquistato dalla chiesa svizzera per accogliere i defunti evangelici e a cui il pittore Arnold Böcklin pare si sia ispirato per uno dei suoi dipinti più famosi.
Il tratto di strada che abbiamo percorso insieme finora, insomma, è stato fruttuoso e reciprocamente stimolante. Siamo certi che la presenza della comunità svizzera in terra fiorentina continuerà a dare frutti ricchi e importanti.
 
Matteo Renzi
Sindaco di Firenze
 



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