30.10.2010
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Arte&Storia - keywords: introduzioni
Cinquecento anni di storia
Sono passati più di cinquecento anni da quando i primi Svizzeri (erano Ticinesi) giunsero a Firenze in cerca di lavoro. Si trattava allora dei facchini provenienti da Brissago, dalle Centovalli e dalle Terre di Pedemonte che erano impiegati nel trasporto delle merci per la dogana di Firenze, di cui rimane ancora oggi testimonianza su uno stemma sul portale di ingresso nord del Palazzo Vecchio, un tempo residenza ducale, oggi sede del Comune.
Nel Settecento e nell’Ottocento sono soprattutto pasticceri grigionesi, artigiani e industriali dei cantoni della Svizzera centrale, in particolare del Canton Argovia, ad arrivare a Firenze per il commercio e la lavorazione della paglia, di cui la città medicea deteneva il monopolio a livello europeo. Luigi Gilli, proprietario di quel Caffé e pasticceria, punto di riferimento della Firenze bene e intellettuale dell’Ottocento, era uno svizzero proveniente dall’Engadina Alta. Svizzeri erano i Bruggisser che, provenienti da Wohlen, avevano creato una delle più importanti aziende per la lavorazione della paglia, così come i Gonin, i Weber o i Bürgisser. O i Mosca e i Mengiardi, che avevano aperto i primi hotel confederati nella Firenze ottocentesca, prima dei Kraft, che avevano condotto i migliori alberghi nella città a partire proprio dalla metà dell’Ottocento. O gli Steinhauslin, che avevano fondato la propria banca nel 1885, e il cui discendente Carlo, console di Svizzera alla fine della Seconda guerra mondiale, salvò molte vite fra i cittadini fiorentini e si adoperò perché non fosse distrutto dai tedeschi in ritirata uno dei capolavori della città come il Ponte Vecchio.
Ebbene, questi nomi si ritrovano ancora nella Firenze dei nostri giorni e alcuni hanno persino mantenuto l’attività originaria dei loro antenati, come i Kraft, che oggi conducono ben tre hotel in città, o i Bianda, ticinesi di Losone che, coltellieri nell’Ottocento, oggi possiedono ancora un negozio di ferramenta in via della Vigna Nuova.
Basta recarsi al Circolo culturale svizzero di Firenze per respirare questo spaccato di vita passata e scorrere sulle foto appese alle pareti una parte di storia di questa comunità. Il Circolo svizzero compie oggi 150 anni ed è per onorare questo anniversario che Arte&Storia ha dedicato il suo numero speciale a Firenze. Una lunga storia che, attraversando i campi dell’economia, della finanza, della cultura e dell’arte, che si intersecano cronologicamente, racconta cinquecento anni di presenza svizzera nella città medicea e lorenese. Un volume da leggere quindi con gli occhi di chi vuole capire in che modo una piccola comunità come quella svizzera abbia partecipato fin dal Cinquecento a costruire un’economia, prima artigianale e poi industriale, a essere parte attiva nel commercio, nel mondo della finanza e in quello della cultura: in quest’ultimo, in particolare, mediante la presenza in città di una forte personalità come quella del mercante Ginevrino Giovan Pietro Vieusseux, che nel 1819 crea un Gabinetto letterario ancor oggi punto di riferimento per la vita culturale della città.
Un capitolo significativo è rappresentato, poi, dalla presenza degli Svizzeri (e dei Ticinesi in particolare) per la storia dell’arte fiorentina.
È noto ormai come gli artisti ticinesi abbiano partecipato alla costruzione e alla decorazione dei maggiori monumenti nelle principali città italiane a partire già dal periodo romanico. I volumi della collana Arte&Storia sin qui pubblicati testimoniano quanto Genova, Milano, Napoli, Roma, Venezia, Bergamo siano debitori proprio al Ticino della nascita di molti dei loro capolavori d’arte. Forse sarà per molti una sorpresa leggere su questo volume quanto il Ticino abbia dato anche alla città di Firenze, culla del Rinascimento italiano e patria di molti dei più grandi artisti di tutti i tempi.
Se la prima presenza artistica ticinese è quella dei pittori quadraturisti provenienti da Ronco sopra Ascona già nel Seicento, con i Ciseri e i Molinari che decorano, unitamente ai pittori bolognesi e fiorentini, le residenze medicee come Pitti o gli Uffizi, la presenza più qualificante è quella nel campo della decorazione a stucco a partire già dalla metà del Seicento. Interessante leggere nei saggi del libro dedicati alla decorazione barocca chi fossero quegli stuccatori venuti da Roma al seguito di Pietro da Cortona già nel 1641 o scoprire quale ruolo abbiano avuto artisti del Lago Maggiore come Giovanni Battista Ciceri (Ciseri), di Lugano come i Corbellini e i Pandolfi, della Valle del Vedeggio come i Passardi, o del Malcantone come i Portugalli e i Rusca, nella diffusione degli stilemi tardobarocchi, rococò, rocaille e neoclassici nei Palazzi ducali e nobiliari e nelle chiese più importanti di Firenze. Per la prima volta in questo volume si dimostra come l’introduzione della decorazione a stucco nella Firenze di fine Seicento sia appannaggio proprio dei Ticinesi in collaborazione con alcuni maestri dei Laghi e, nello specifico, degli artisti della Valle d’Intelvi e della Valsolda.
Non per nulla, un principe avveduto come Cosimo III de’ Medici, amante della classicità romana, vorrà a capo della sezione scultura della sua ‘Accademia medicea,’ da lui creata a Roma per formare gli artisti fiorentini alla classicità romana, proprio un artista dei Laghi: Ercole Ferrata da Pellio Intelvi. Sarà interessante leggere allora tutte le imprese decorative censite in una sorta di repertorio, per poter capire quanto il fenomeno della decorazione a stucco a Firenze abbia radici eminentemente lombardo-ticinesi. Così come sarà interessante ripercorrere le tappe della presenza della massima autorità nel campo della decorazione neoclassica nei palazzi ducali come Giocondo Albertolli di Bedano, la cui équipe fu fatta venire appositamente da Parma dal principe Pietro Leopoldo perché, secondo lui, non esistevano a Firenze artisti in grado di decorare con il nuovo gusto le sue residenze.
E a proposito di Giocondo Albertolli, si pubblica qui un estratto del suo diario inedito, terminato probabilmente un anno prima della morte, nel quale il grande artista ticinese ripercorre alcune tappe della sua vita, facendo anche riferimento alla sua permanenza a Firenze. Certo, il quadro della presenza artistica ticinese sarebbe stato più esaustivo se avessimo preso in considerazione non solo la città di Firenze, ma l’intera Regione Toscana, con la città di Arezzo in particolare o quella di Pontremoli, dove vasta fu la presenza dei nostri connazionali, ma sarebbe stata impresa troppo ardua e avremmo dovuto modificare l’intendimento di questa collana, che vuole affrontare il tema della presenza svizzera nelle città più importanti d’Italia e non anche nelle sue regioni.
Una parte del volume è dedicata non solo agli Svizzeri a Firenze, ma anche ad alcuni Fiorentini che sono giunti in Svizzera, a cominciare dal grande Leonardo da Vinci, per la sua impresa al castello di Locarno, o ai rifugiati che durante l’ultima guerra hanno da noi trovato accoglienza.
Devo riconoscenza a tante persone per la pubblicazione di questo volume, che ha il merito di mettere molti punti fermi sulla storia della presenza svizzera a Firenze. Non è possibile citarle qui tutte: si trovano via via nelle note nei diversi saggi e alla pagina 4 del libro dedicata ai patrocinatori e agli sponsor. Devo però ringraziare una persona in particolare: la Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, Cristina Acidini, per la sua indispensabile consulenza.
Giorgio Mollisi
Direttore Arte&Storia