09.01.2010
in
Arte&Storia - keywords: editoriali
Non rinneghiamo le nostre radici culturali
Si chiamavano Alberto e Andrea i due ''trombetti locarnesi'' inviati nel 1468 a Milano dal conte Pietro Rusca per festeggiare, con gli altri trombettieri lombardi, il conte Galeazzo Sforza, il ''signore'' del Ticino di allora che convolava a nozze con Bona di Savoia.
Pietro Antonio Morosini e Francesco Robbiano sono censiti invece fra gli organisti della cattedrale di San Lorenzo di Lugano tra il XV e il XVII secolo. Di sicuro non sono solo loro i rappresentanti del primo embrione musicale del nostro Cantone, come non lo è nemmeno la banda che appare accanto ai Volontari luganesi schierati in Piazza Grande, oggi Piazza Riforma, a Lugano nel quadro di Rocco Torricelli del 1797, ma questi documenti connotano l’indirizzo religioso e militare dei primordi musicali ticinesi. Soprattutto religioso, se pensiamo che la prima istituzione che fa cultura musicale in Ticino la si trova nel convento dei Benedettini di Bellinzona già nel Seicento. Una istituzione che forma i monaci, ma che è attenta anche ai generi musicali profani del tempo e che, con la sua “scuola musicale”, avvierà molti Bellinzonesi all’apprendimento e al perfezionamento della musica. È qui che nasce nel 1785 una “Illustre Accademia” che accoglierà anche valenti maestri e compositori, oltre a quel Tranquillo Mollo, allievo della scuola, che, emigrato a Vienna ai primi dell’Ottocento, esercitò la professione di editore musicale stampando composizioni di Haydn e Beethoven che inviava regolarmente alla sua Accademia.
Spartiti che neanche la grande Milano si sognava di avere in tempo reale, come avveniva nella capitale ticinese. Se Bellinzona fu il fulcro della cultura musicale di fine Settecento, Lugano lo fu nell’Ottocento, quando le compagnie itineranti organizzarono le prime rappresentazioni operistiche in voga nella vicina Italia, patria del Melodramma, grazie al tenore luganese Domenico Reina che, ritornato a fine carriera in Ticino, nella sua città teneva salotto per la nascente borghesia cittadina. È a Lugano che nasce nel 1874 la prima orchestra professionista del Ticino. Lo si deve nientemeno che al barone russo Paul von Derwies, che nel suo castello di Trevano insedia un’orchestra stabile diretta dal celebre violinista César Thomson. Anche dopo la morte del barone, al Castello di Trevano, passato in proprietà al musicista Louis Lombard, arriveranno personalità come Massenet, Fauré, Leoncavallo, Illica, ma tutto finisce con la morte del proprietario nel 1927.
Bisognerà aspettare fino al 1933 per vedere un’orchestra stabile pubblica come l’Orchestra della Radio della Svizzera italiana, ma bisogna pur dire che, nel frattempo, nel Cantone saranno le bande a far da supplenza alla mancanza di grandi complessi. È la Radiorchestra, comunque, che farà musica di qualità e, via via negli anni, cultura musicale, attirando in Ticino musicisti e direttori d’orchestra fra i i migliori al mondo. Sarà la Radiorchestra, poi Orchestra della Svizzera italiana, con le sue esecuzioni di successo, il viatico del Ticino musicale all’estero. Un racconto ricco e affascinante, presentato con dovizia di particolari in questo numero di Arte&Storia, tutto dedicato al Ticino della musica.
Oggi l’Orchestra della Svizzera italiana rischia di scomparire. Noi, insieme a tanti altri, siamo del parere che non si debba distruggere un pezzo della nostra storia, rinnegando questo tassello importante della nostra identità culturale. Salvare la nostra Orchestra deve essere, pertanto, un impegno di tutti.
Giorgio Mollisi