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08.10.2009
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Arte&Storia - keywords: editoriali
Il giusto orgoglio
Se non fosse stato per Lodovico Ronco di Locarno, che nel 1557 si stabilì a Bergamo proveniente da Zurigo, dove si era rifugiato perché cacciato dalla sua città in quanto protestante, probabilmente la storia degli Svizzeri nella cittadina italiana avrebbe avuto un altro corso.
Forse la rivoluzione a Bergamo nel 1848 avrebbe avuto altri esiti se non ci fosse stato l’atto eroico dello svizzero Giovanni Frizzoni, e forse anche le istituzioni finanziarie di Bergamo non sarebbero mai prosperate senza gli industriali confederati.
Ma la storia, si sa, ha sempre le sue ragioni.
Di tutt’altro tipo sono le motivazioni che stanno, invece, alla base dell’arrivo degli artisti ticinesi nella città di Bergamo, artisti che hanno lavorato nei suoi monumenti più importanti, soprattutto nel centro storico attorno a Piazza Vecchia. Credevamo che dopo la pubblicazione dei due ultimi volumi su Roma e Venezia ormai non ci fosse molto da aggiungere alla straordinaria storia della nostra emigrazione artistica, ma evidentemente ci siamo sbagliati. Le sorprese in questo volume non mancano e sono di quelle che lasciano a bocca aperta. Si va dal Medioevo e si arriva fino ai giorni nostri, in un altalenarsi di capolavori che si incontrano in tutta la città, sia in quella cosiddetta “Alta” e sia in quella “Bassa”.
Bergamo è vicina a Lugano e bastano un paio d’ore di strada per giungere comodamente in città alta e godersi il centro storico, dalla biblioteca Angelo Mai, alla Cappella Colleoni, al Battistero, al Palazzo della Ragione, a Santa Maria Maggiore e al Duomo. Pochi passi oltre la piazza e il Seminario maggiore è subito lì, vicino alla chiesa di Santa Grata e a Palazzo Terzi, in un itinerario di poche ore, sufficienti per rendersi conto della bellezza delle opere lasciate dai nostri connazionali. Un salto all’Accademia Carrara (ne vale sempre la pena), nella città bassa e un altro tour fra i palazzi nobiliari e altre chiese dove i ticinesi si distinguono, soprattutto per le decorazioni a stucco e per i cicli di affreschi.
Davvero da inorgoglirsi passeggiando per le strade di questa città, che dice a noi ticinesi quanto dobbiamo essere fieri delle nostre origini.
Valerio De Giorgi
Editore
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