05.12.2008
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Arte&Storia - keywords: arte, bissone
I magistri bissonesi: I Garove-Garovaglio
Se la famiglia Gaggini si è distinta in modo particolare nella scultura, Bissone vanta anche nel campo dell’architettura, oltre naturalmente ai Tencalla, anche un altro artista importante come Michelangelo Garove, ingegnere civile e militare, che ha progettato la Venaria Reale a Torino su incarico del duca Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1699.
Nato a Bissone il 3 dicembre del 1650 da Francesco e da Caterina Porra, come dice il Simona citando l’atto di battesimo4, la sua provenienza da Bissone è però discussa dalla storiografia, soprattutto perché il Garove dichiara almeno due volte di essere nato a Chieri in provincia di Torino5. La sua famiglia, detta anche dei Garvo, Garrue o Garroue è, comunque, attestata a Bissone fin dalla fine del Quattrocento, anche se, in seguito, la si ritrova anche in Val d’Intelvi (soprattutto dalla seconda metà del Cinquecento associata agli Allio di Scaria, con cui si imparenta diventando Garovaglio), a Campione e in altri centri del Ticino. Michelangelo, quindi, anche se non nato a Bissone, è d’origine sicuramente bissonese. Impegnato già dal 1670 nel cantiere della Venaria Reale, il Garove, è per lo più ricordato come ingegnere militare, perché partecipa dapprima alla costruzione delle fortificazioni di Ceva e poi, nel 1682-83, a quelle di Villanova, Carmagnola, Chivasso, Fossano e Cherasco.
Nel contempo lo troviamo come progettista di alcuni palazzi torinesi (palazzo Ripa di Giaglione e in seguito il Collegio dei nobili). Dal 1683, però progetta anche alcuni edifici sacri come la cappella del beato Amedeo di Savoia nel duomo di Vercelli, la chiesa parrocchiale di S. Martino a La Morra e nel 1685 al santuario della Madonna di S. Giovanni a Sommaria del Bosco. La sua principale attività è, però, quella di ingegnere militare e di militare attivo e, dal 1697, è alle dirette dipendenze del duca Vittorio Amedeo II di Savoia e ingegnere di Emanuele Filiberto, principe di Carignano. È sempre la Venaria Reale, comunque, che lo vede impegnato tra il 1709 e il 1710 nel piano nobile, alla nuova Mandria, al nuovo padiglione e al nuovo palazzo (dove aveva una camera tutta per sé)6, anche se si occuperà della ricostruzione del castello di Saluzzo e, infine, anche del palazzo reale a Torino, di opere al castello di Moncalieri (1711-1713) e anche al castello di Rivoli. Michelangelo Garove morì a Torino nel 1713.
Altri componenti della famiglia Garove sono conosciuti come architetti e scalpellini fin dal Cinquecento. Un Paolo Garovi di Bissone, ad esempio, eseguì opere nella cattedrale di Atri, in provincia di Teramo, mentre altri Garove come Bernardino, Pietro, figlio di Paolo, e Antonio, figlio di Antonio, sono citati nel 1497 per la costruzione di un altare nella chiesa di S. Carpoforo a Bissone. È Leone Garovo di Francesco, nato a Bissone intorno al 1577, comunque, il capostipite dei Garovi (avrà quattro figli) attivi nel ‘6007. Giacomo, suo figlio, nato nel 1625, fu scultore a Genova, dove aveva bottega con il figlio Bernardo (1652-1717), pure scultore. Gian Pietro, secondo figlio di Leone, fu attivo invece a Piacenza.
Morì a Bissone nel 1686 e fu sepolto nella cappella di S. Gregorio nella chiesa di S. Carpoforo come il fratello Giacomo. Anche Carlo, terzo figlio di Leone, fu scultore ed ebbe tre figli, Battista, Costante e Francesco. Il primo, dopo aver lavorato a Genova, si trasferì in Portogallo dove ebbe bottega; Costante e Francesco, invece, che eseguirono il tabernacolo di S. Carpoforo a Bissone, si stabilirono il primo a Piacenza e il secondo a Genova. Alcuni Garovo furono invece attivi a Roma, come Leone di Tommaso, lapicida, che lavorò prima nella bottega di Carlo Maderno (di cui era nipote) e poi con una propria bottega, che possedeva presso S. Giovanni dei Fiorentini, oltre a un deposito di marmi nei pressi di S. Pietro. Nella sua bottega accolse anche il giovane Francesco Borromini, giunto da Milano. Leone morì a Roma cadendo da una impalcatura della basilica di S. Pietro e fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. Alla sua morte Carlo Maderno curò i suoi interessi e Francesco Borromini acquistò la quota della società a lui appartenuta.
I Garove furono attivi anche in Europa del nord.
Domenico Garovaglio, ad esempio, nel 1558 fu nominato nobile da Ferdinando I, unitamente ai suoi fratelli e a tutti i suoi discendenti.
Giovanni Garove, stuccatore, fu attivo in Svezia al servizio, nel 1663, di Carlo Gustavo Wrangel decorando il suo palazzo a Stoccolma. Decorò anche il castello di Drottningholm e nel 1672-73 il palazzo del colonnello Thomas van der Noot sempre a Stoccolma. In Germania, invece, il Garove lavorò a Weissenfels alla Schlosskapelle, a Eisenberg nel palazzo della Residenza (1677-79), a Lipsia per la decorazione della Alten Börse (1681), a Berlino al castello (1682) e a Friedenstein zu Gotha, al castello. Anche Carlo Garove, forse figlio di Giovanni al cui seguito si trasferì in Svezia, eseguì molti lavori a stucco in palazzi e castelli delle maggiori città. Morirà a Drottningholm nel 16978.
(4) l. Simona, Artisti della Svizzera italiana in Torino e Piemonte, Zurigo 1933, ad indicem.
(5) B. Signorelli, voce in Dizionario Biografico degli Italiani, 52, Roma 1999, pp. 380-383, con bibliografia.
(6) Sulla Venaria cfr: La Reggia di Venaria e i Savoia: arte, magnificenza e storia di una corte europea, a cura di E. Castelnuovo, Catalogo della Mostra, 2 voll., Torino 2007.
(7) E. Molteni, voce in Dizionario Biografico…, op. cit., pp. 402-405.
(8) A. Crivelli, Artisti ticinesi in Europa…, op. cit., p. 37; Idem, Artisti ticinesi dal Baltico…, op. cit., pp. 23-24.