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Orchestra da Camera "Arrigo Galassi"
 
10.10.2008 in Arte&Storia - keywords: prefazioni

Un lungo ponte

È probabile che alcuni cannoni che spararono sulle mura di Roma nel sacco del 1527 fossero stati forgiati dalla famiglia Stucky, e non è un caso che i rapporti secolari intercorsi tra l’Helvetia e la Serenissima siano recuperabili ripiegandosi sul settore militare: la presenza di soldati svizzeri al soldo di Venezia è riscontrabile già nel XV secolo. Ma se il settore militare rimanda ad una sola direzione, cioè verso la laguna, i rapporti commerciali dimostrano invece un continuo interscambio di materie e di uomini e pertanto di professionalità artigiane ed industriali.

Per facilitare il rapporto economico-commerciale fu costruita dal podestà Priuli la strada diretta Venezia-Canton Grigioni. Su questa passarono, come rivela il ventaglio di tematiche dispiegato dalla pubblicazione, industriali del tessile e dell’alimentare provenienti dai Grigioni, imprenditori nel settore della ristorazione e della hotellerie, e al loro seguito anche artigiani, pasticceri, panettieri, coltellieri. Su quella via sono passati in senso contrario commercianti e banchieri veneziani nei secoli d’oro della Repubblica, ebrei veneziani in fuga verso la Svizzera per evitare le persecuzioni razziali. 

Ma l’incontro più prolifico è avvenuto sul percorso delle arti. Da Venezia sono giunte in Svizzera le lezioni provenienti dai grandi esempi degli artisti del Rinascimento e del Barocco. E in senso contrario, soprattutto dal Canton Ticino, pervenne un continuo flusso di artigiani, stuccatori, architetti, decoratori, i cui nomi spiccano nel rappresentare quel continuo rapporto tra decorazione ed architettura che caratterizza l’insieme urbano della Serenissima.

I nomi aristocratici dei Palazzi si congiungono con i nomi degli artisti ticinesi che hanno operato su di essi e così si ricostruiscono non solo presenze singole come quella di Abbondio Stazio, ma quelle di intere famiglie, intere generazioni: come i Lombardo e i Fossati di Morcote, che segnano con la loro presenza lunghi frammenti dell’arte veneziana. Dalla corrispondenza alle famiglie, emersa dagli archivi, si nota come i rapporti nel XVIII secolo fra gli stuccatori e la manodopera locale non fossero quasi mai idilliaci. La ragioni che vengono addotte per giustificare questi attriti sono sempre quelle che rivelano le classiche tentazioni xenofobe verso il diverso da parte dell’autoctono.

In questo caso, però, emergono anche ragioni “altre” rispetto alla fenomenologia classica, in quanto lo straniero viene stigmatizzato per un suo porsi in un certo senso “in positivo”. Lo stuccatore che proveniva da quell’area del Ceresio si imponeva infatti per un’educazione superiore, per cui poteva mantenere un rapporto epistolare con la propria famiglia: sapeva leggere e scrivere. Si cambiava di abito per andare a mangiare, si differenziava socialmente dal resto del cantiere.

Questo diverso modo di proporsi generava diffidenza con l’intorno, ma anche permetteva a questi lavoratori e artisti di rapportarsi direttamente con la committenza e comunque con i settori più elevati, anche culturalmente, di Venezia e quindi di rimanere a lungo nell’area fino ad integrarsi e a imporsi economicamente. L’avventura secolare degli stuccatori è emblematica per i rapporti che il trasmigrante svizzero per impegno lavorativo, per investimento e cultura ha instaurato con Venezia, città dove uno stuccatore come Giuseppe Castelli divenne anche un importante operatore finanziario. Il rapporto continuo tra Venezia e l’Helvetia ha depositato sul tavolo della storia un romanzo dalle molteplici avventure che il nuovo testo ha cercato di ricostruire mostrandone le infinite e disparate facce, i trionfi del quotidiano e le tragedie della storia.

Massimo Cacciari

Sindaco di Venezia



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