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01.10.2009 in Ticino Management Donna - keywords: editoriali

Le mille luci delle vetrine

Chi ha avuto l’occasione di recarsi in una qualche città di un paese dell’Unione Sovietica prima della caduta del muro di Berlino certamente ricorda in modo molto nitido la prima impressione di squallore che se ne riportava, anche quando si trattava di metropoli di straordinaria bellezza, ricche di palazzi e monumenti antichi come Praga, Budapest o San Pietroburgo.

Questa sensazione, a ben pensare, derivava non solo dalla diffusa incuria verso l’arredo urbano che le caratterizzava spesso, ma anche dalla mancanza delle vetrine, che, con i loro colori e il loro design, le loro insegne e i loro decori, invece hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nell’immagine delle città occidentali, al punto di entrare a far parte integrante dell’architettura urbana già dall’inizio del XIX secolo, testimoniando dell’evoluzione della città, attraverso il mutamento delle mode e dei gusti. 

E, come ben ha mostrato l’esposizione sulla storia delle vetrine organizzata dalla Fondazione per l’Architettura di Bruxelles ‘Le temps des boutiques - De l’échoppe à eBay’ nella capitale belga, ogni volta che una vetrina cambia, cambia un pezzo di città.

L’ampia saggistica esistente sul significato sociologico e semiotico delle vetrine, come anche sulla loro funzione nella strategia di marketing di un’azienda commerciale e pure sul loro ruolo nella storia del gusto e in quella dell’urbanistica, dimostra che non solo il negozio, ma la stessa città moderna senza le vetrine neppure esiste. Tant’è vero che del passato aspetto delle città dei paesi ex-comunisti, come anche di alcune città di paesi sottosviluppati, ci ricordiamo sopprattutto della loro assenza, alla quale l’arrivo del capitalismo ha immediatamente ovviato, con una sorta di horror vacui. Lo stesso horror vacui che evocano talora i centri urbani quando hanno i negozi chiusi e le vetrine spente o addirittura serrate.

Ma allora è proprio vero? Le vetrine rappresentano a tal punto la quintessenza della città moderna, da apparire oggi metafora di una società, che, a dispetto di tutte le crisi, vuole continuare a sognare e, per farlo, si serve, tra l’altro, di quelle che sono tra le icone più espressive della società dei consumi. Le vetrine, appunto.

È pensabile una città moderna priva delle luci, dei colori, delle forme delle vetrine dei negozi? In teoria, sì, ma di fatto, no, tant’è vero che anche nuovi quartieri e complessi edilizi che vengono progettati sono sempre dotati di ampi spazi destinati ai commerci con le loro vetrine. Certo perché redditizi, ma non solo. Aggirarsi in un luogo pieno delle luci e dei colori delle vetrine dà un senso di sicurezza e di conforto. Che ci piaccia o meno, ci fa anche sentire meno soli.

 

 



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