01.04.2009
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Ticino Management Donna - keywords: cover story
Donne e Finanza: un giro di boa
Parallelemente alla crescita dell’attenzione femminile ai fenomeni finanziari, aumenta il numero delle donne attive professionalmente nel mondo della finanza
Nell’immaginario collettivo la gestione del denaro è indissolubilmente legata all’individuo maschio, così come la pagina economica dei quotidiani al manager in carriera, i titoli e i mercati a schiere di uomini in doppiopetto gessato. Una realtà che sta velocemente cambiando. Considerata tradizionalmente maschile, l’abilità, ma soprattutto la competenza in materia finanziaria, bancaria e di investimenti comincia a farsi strada anche tra le donne, che però hanno spesso ancora poca visibilità.Come nel caso delle recente crisi finanziaria, caratterizzata, tra le altre cose, dall’assenza quasi totale di voci femminili. Al punto che qualcuno è arrivato a pensare che forse una maggiore presenza di donne nella stanza dei bottoni della finanza avrebbe potuto cambiare la situazione. Ticino Management Donna ha incontrato due donne attive sulla piazza finanziaria ticinese per raccogliere il loro parere.
Il testosterone non c’entra
Le immagini di questa crisi finanziaria globale sono impresse nell’immaginario collettivo: impiegati che fanno gli scatoloni e lasciano i loro uffici nelle società finanziarie, indici di borsa in picchiata, commentatori che invitano alla calma, primi ministri che annunciano una recessione globale...
Immagini curiosamente sempre declinate al maschile. Poche le donne anche solo a parlare di quanto è successo. Al punto che qualcuno è arrivato a dare la colpa della crisi che ha fatto collassare le Borse mondiali al testosterone, che tradirebbe gli uomini e li manderebbe nel panico. Questo il parere, riportato alcuni mesi fa dal quotidiano inglese The Times, di un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge che avrebbe trovato un nesso tra questo ormone maschile, alla base dei meccanismi legati alla competizione e all’aggressività, e i fattori che favoriscono l’insorgere delle crisi finanziarie. Un’opinione che trova fautori anche altrove. John Coates, già consulente per Deutsche Bank, sostiene che quando i livelli di testosterone continuano ad aumentare finiscono per portare a condotte pericolose. Sui trader maschi questo indurrebbe a “comportamenti maniacali accompagnati da senso di infallibilità”. Si esagererebbe nel rischiare, i prezzi si gonfiano e i crolli derivanti dal panico aumentano a dismisura. La soluzione? Avere più donne che operano in borsa, visto che nel loro caso il testosterone non incide.
Cosa sarebbe successo se ci fossero più donne alle redini della finanza globale? Una domanda che giriamo ad Iris Canonica, attiva sulla piazza bancaria luganese da diversi anni.

La domanda se la sarà pure posta un quotidiano noto come The Times - il che non attesta forzatamente validità scientifica -, ma sostenere che “la responsabilità della crisi sia del testosterone” più che provocatorio mi sembra un po’ sciocco, non foss’altro che per l’assenza di controprove. È pur vero che il mondo finanziario è guidato per la stragrande maggioranza da uomini, così come gran parte dell’intera economia, ma da qui a concepire certe teorie ce ne vuole. Questa crisi finanziaria e questa fase recessiva, ormai conclamata, hanno innescato anche una mediatizzazione incredibile ed eccessiva: se ne dicono davvero di tutti i colori!
È un fatto però che il mondo della finanza è dominato dagli uomini e che siamo abituati ad associare la gestione del denaro all’individuo maschio. Ma l’abilità in materia finanziaria, bancaria e di investimenti è una prerogativa maschile?
Mettere in dubbio che l’abilità finanziaria, bancaria e degli investimenti sia una prerogativa maschile non mi sembra una gran novità. Ne faccio però una questione di competenza, di cultura e di costumi sociali: per troppo tempo le donne non hanno avuto, e in parte non hanno ancora, accesso a certe cariche e funzioni. Colpa anche di dirigenti talvolta limitati e chiusi. Ci sono poi i doppi ruoli (all’interno della famiglia e del mondo del lavoro) che ostacolano la carriera e ci sono anche aziende che non favoriscono l’accesso delle donne ad alcuni ruoli guida. È una realtà abbastanza evidente. La donna intanto è diventata elemento fondamentale dell’economia, non solo domestica. Da uno studio - speriamo serio - del 2006, pubblicato dal settimanale The Economist, le donne risulterebbero il più importante motore della crescita globale dei paesi ricchi, al punto che il contributo femminile alla produzione di beni e servizi e alla cura dei figli verrebbe stimato al 50% della produzione di ricchezza mondiale. A questo riconoscimento dell’importanza delle donne nell’economia reale non corrisponde però un riconoscimento delle donne nella struttura delle imprese, organizzate prevalentemente in modo maschile.
Dunque sarebbe auspicabile una maggiore presenza femminile anche nel mondo finanziario?
Certamente sì, anche se non ne faccio una questione di ‘quote’ dovute, alle quali sono contraria. Oggi molte donne hanno la preparazione e le competenze per entrare a pieno titolo nelle stanze dei bottoni delle istituzioni finanziarie. L’utilizzo di queste professionalità non può che essere positivo per l’intera economia.
Parliamo di economia, allora. La crisi finanziaria globale che ha colpito il pianeta negli ultimi tempi è certamente un problema le cui cause hanno radici molto profonde, legate al sistema finanziario in se stesso, ma anche all’economia reale e alla politica internazionale.Lei come vede questa situazione?
La virulenza che la crisi finanziaria ha mostrato negli scorsi mesi ha provocato un terremoto che ha colpito tutti gli ambiti dell’attività economica. Gli effetti della crisi, innescata inizialmente dai prestiti a rischio nel settore immobiliare statunitense, sono tracimati nell’economia reale, scombussolandone scenari e previsioni. Lo scoppio della bolla del credito, dopo quello della bolla immobiliare e delle materie prime, ha messo in evidenza come le economie avanzate abbiano ora più che mai un problema di crescita che potrebbe protrarsi per un periodo piuttosto lungo. Tutto ciò ha imposto alle autorità politiche e monetarie il varo di misure eccezionali mirate, ma finora ciò non è bastato a riportare fiducia fra gli attori del mercato. Siamo in presenza anche di una drammatica crisi di fiducia che non so quanto potrebbe durare. Se la tipologia degli interventi non ha convinto tutti, è importante che sia emersa a livello globale la volontà di sostenere l’economia e il sistema finanziario. Ma sarà sufficiente?