15.05.2009
in
Ticino Management - keywords: editoriali
Futuro prossimo
Il futuro non si può prevedere. Non sono di aiuto, o non lo sono sempre, i precedenti storici né l’analisi della situazione presente. Su questo concordano i migliori analisti e istituti specializzati. Inutile quindi speculare sui modi e tempi della ripresa come fanno ‘esperti’ ben pagati che scompaiono poi quando i fatti puntualmente li smentiscono.
Prevedere è impossibile, ma creare le migliori condizioni per il futuro è necessario, doveroso per alcuni. Come fare? Il nostro punto di partenza è da sempre lo stesso: un’economia cresce, una società prospera se si crea ricchezza in tutte le sue fasce. Come? Sicuramente occorre un impegno pubblico. Quale? Non abbiamo simpatia per le sovvenzioni ad hoc, che spesso vedono risorgere, nascoste dall’urgenza del momento, le vecchie ottiche clientelari. Crediamo invece nelle strategie. La Svizzera è un piccolo Paese, non può invertire o creare dei trend globali, ma può sfruttarli sapientemente. Il cammino interrotto nel 2001 era ben tracciato: la rete globale aveva dato supporto all’economia. All’economia di tutti. Per rete intendiamo sia il suo sistema nervoso, internet, sia i suoi muscoli, l’interscambio di beni mondiale. Cominciamo perciò a non fermare questo sviluppo, che appunto internet ha accelerato, e l’interscambio di beni e servizi ha facilitato. Mangiamo le patate del Marocco sapendo che a Marrakech chi le produce ha l’elettricità grazie ai trasformatori fabbricati in Svizzera.
E così all’infinito: l’accelerazione ha portato a questo fantastico interscambio: il grande boom economico dell’Asia - Cina in testa - è stato velocizzato in maniera incredibile, decenni di tempo guadagnato, dalla possibilità di offrire e trovare sulla grande rete tutto quello che il mondo occidentale produce e di cui ha bisogno; e, spesso, anche tutte le tecnologie, solamente da copiare.
Vogliamo fare retromarcia? Non è proprio il caso. Questa frenata, che è stata ampiamente illustrata, e che è stata causata dall’impreparazione e dall’ingordigia del mondo della finanza, ha per fortuna avuto una fine, e ci sono tanti elementi per pensare che, passo dopo passo, le regole giuste per evitare una seconda tragedia, ben peggiore, si stanno scrivendo.
Il mondo politico sembra effettivamente chinato sui problemi di salvataggio del sistema in una foresta di bilanci in rosso, anche se spesso è ancora portato a cercare i falsi colpevoli fra chi produce e magari fa di tutto per salvare i sudati risparmi.
Vediamo - e vedono soprattutto gli analisti seri - che l’economia asiatica - Cina e India in testa - comincia a ricevere acqua per far girare la ruota del mulino. E la macina si muove.
Noi siamo convinti che anche il mondo occidentale avrà un’ottima occasione per partire dal settore delle energie innovative. Oggi il 17% del pianeta (i Paesi ‘avanzati’) consuma l’80% delle risorse. Se vogliamo arrivare a un’equa (o meno iniqua) distribuzione delle risorse, il lavoro e il cammino da fare sono molto lunghi, ma pagando il giusto energia e materie prime si farebbe un importante primo passo.
Valerio De Giorgi